Recensione

di Paola Boccarossa

Marzo 22, 2024

Una storia dopo l’altra, una ferita dopo l’altra, così Angelo Campolo (e Giulia Drogo) ci racconta il suo viaggio in Sicilia, nel mondo di ragazzi e ragazze con precedenti penali.

I racconti sono alternati da una chitarra e da una voce sincera e piena come quella di Giorgia Pietribiasi che tesse assieme frammenti di giovani vite così simili e così diverse al tempo stesso.

Sul fondo del palco delle animazioni intrecciano linee e forme molto semplici per poi unirsi lentamente fino a creare disegni complessi e confusi. Ritratto di vite come quella di Antonino e di tanti altri ragazzi, figli di mafiosi o figli di papà, non ha importanza. I disegni formano una casa: che si scompone e si ricompone, una casa che educatori come Angelo e Teresa cercano di costruire ma che può essere distrutta in un batter d’occhio da chi pensa di non desiderarla.

Lo spettacolo parla della frustrazione, degli errori, dei tentativi vani ma anche dei piccoli miracoli quotidiani e del divertimento nel cercare di aggiustare le cose col teatro. Uno strumento tanto potente quanto fatale. Angelo dipinge con la voce immagini vivide e dettagliate che arrivano con forza al pubblico che è pronto ad accoglierle al fine di avvicinarsi a realtà così ancora presenti nel nostro paese, ma così tanto ignorate.