Recensione

di Beatrice Lanzillo

Marzo 10, 2024

Fortunello compare sul palcoscenico come una perla dorata espulsa dal fondo nero, nero assoluto che esalta la sua testa tonda e lucente.

La scenografia è perfettamente misurata e, con dei trucchi quasi magici, inspiegabili, non smette mai di rivelarsi allo spettatore. Le luci sono protagoniste e spostano il nostro sguardo da Fortunello agli oggetti attorno ai quali gravita la sua vita di reclusione: il telecomando, la televisione come finestra sul mondo, le foto in bianco e nero, i quaderni che emergono dal tappeto di terra come riportati dalla risacca, le corna d’ariete dorate, i biscotti della fortuna (a volte in spagnolo) che sorprendono con la loro accuratezza. Fortunello balla tra un oggetto e l’altro, tra un pensiero e l’altro, tra ricordi surreali e criticità, senza mai smettere di tremare, di fremere e sognare. Il corpo di Davide Giglio risulta completamente al servizio del personaggio petroliniano e costruisce una sospensione dell’incredulità degna dei sogni più vividi, tra tenerezza, esasperazione e speranza. Direi, quasi commovente.