Recensione

diPaola Boccarossa

Marzo 10, 2024

Uno spettacolo che ti fa dubitare di tutto e di tutti: e se mi hanno fotografato mentre venivo qui? E se mi hanno visto ingozzarmi di biscotti prima di entrare? E se avessi fatto davvero qualcosa di male?

Queste sono solo alcune delle domande che frullano alla velocità della luce nella testa dello spettatore durante la visione dello spettacolo. Una rappresentazione grottesca e divertente di un processo in una sala di tribunale davvero stramba: il giudice, il cancelliere, il procuratore e l’avvocato non sembrano affatto delle autorità competenti, sono deliranti e persino piuttosto esuberanti ma credono in quello che fanno e quindi anche gli spettatori sono d’accordo con le loro scelte bizzarre. Condannare un uomo per un motivo incomprensibile è possibile? A quanto pare sì secondo Matei Visniec.

Durante lo spettacolo si toccano temi interessanti come il confine tra realtà e messa in scena. Lo spettatore condannato a morte, il signore seduto vicino alla colonna sulla sinistra è a conoscenza che sarebbe diventato il protagonista del dramma oppure anche lui è un attore che sta semplicemente interpretando quel ruolo? Non lo sapremo mai, lo spettacolo si conclude senza una vera e propria sentenza. La rappresentazione è infatti un processo in tutti e due i sensi. L’atteggiamento dei personaggi cambia progressivamente; durante le conversazioni con i testimoni sembrano venire a galla frammenti di verità che oltre a mutare la percezione di giudice, cancelliere e avvocati sul caso, muta anche il loro animo.

Ad un certo punto dello spettacolo è come se gli attori sentissero il bisogno di confessarsi con il pubblico, si tolgono la maschera che hanno indossato fino a quel momento e realizzano di essere attori che stanno recitando. È interessante la scelta di inserire come testimoni persone come la maschera che controlla i biglietti davanti alla porta d’ingresso, la donna che serve il caffè al tavolo, la ragazza che sta in cassa.

Un’idea innovativa che è come una boccata di aria fresca per il teatro di questi tempi. Beppe rosso lascia grande spazio agli attori per improvvisare e giocare. E questo il pubblico, anche se condannato a morte, lo nota e non può che essere positivo!