Recensione

di Paola Boccarossa

Marzo 10, 2024

Ve li ricordate i tre moschettieri? Lunghe spade affilate, capelli piumati, stivali col tacco e barbe folte. Ecco, scordateveli. Questa volta al centro della scena ci sono le Moschette:

Athos, Porthos e Aramis che senza reggiseno e con un paio di pattini color pastello ai piedi riportano la pace tra le strade di una Parigi sognante. Le valorose guardie del re assieme a D’Artagnan, giovane aspirante Moschetta e Richelieu, cardinale coi tatuaggi sul corpo e la mania di potere ben radicata in testa, si ritroveranno coinvolti in una serie di equivoci che li porterà a scavare a fondo nei loro animi.

Lo spettacolo è esilarante, le battute dei personaggi, il loro modo di parlare ma soprattutto le movenze di Unopertutti, servo che parla un divertente inglese italianizzato, scatenano risate e sogghigni incontenibili. Moschette è uno spettacolo che esplora il confine tra il bene e il male e l’integrazione al femminile. Tutto è labile e precario ma al contempo ciò che sta accadendo, scena dopo scena, sembra inspiegabilmente stare in piedi, proprio come le tre eroine che vediamo combattere e tramortire nemici sui pattini a rotelle.

Però noi spettatori lo sentiamo l’odore del pericolo, percepiamo che tutto da un momento all’altro possa crollare e distruggersi per sempre. Proprio come la preziosa lampada parlante di Richelieu, sua amica e consigliera fidata, che come fosse fatta di mattoncini lego si frantuma al suolo in mille pezzi. Da quel momento la vita del cardinale cambia in maniera inaspettata. È interessante inoltre, analizzare il rapporto che i personaggi hanno col proprio corpo e la maniera in cui ascoltano il desiderio sessuale.

Lo spettacolo si apre con una scena in cui il cardinale palpeggia il seno di una donna col volto coperto. Mentre durante lo spettacolo sono le moschette che nei momenti più inopportuni pregano Unopertutti di concedersi a loro. Sembra che tutto sia libero di accadere. E sembra che durante la rappresentazione avvenga un ribaltamento, all’inizio sembrano gli uomini a detenere il potere ma alla fine è nelle mani delle nostre tre, anzi quattro, moschette e non ci dispiace affatto.